Vivere in un edificio salubre: la Sindrome dell’edificio malato

Ambiente e salute sono tematiche di grande interesse. Ma cosa sappiamo della salute degli ambienti? A casa di Guido torna l’ospite Riccardo Fiorina, che in questo articolo molto esaustivo spiega cos’è e perché esiste la Sindrome dell’edificio malato e ci aiuta a capire e valutare se la nostra casa è sana. Super interessante!

RICCARDO FIORINA, GIORNALISTA E CONSULENTE TECNICO DI H25

Viviamo in un ambiente salubre? La risposta è semplice e disarmante: purtroppo no.
Nella seconda metà del secolo scorso ci siamo preoccupati di vivere e lavorare in luoghi confortevoli ed esteticamente migliori, rispetto a quelli dei nostri nonni. Poi ci siamo accorti che per farlo, stavamo (e stiamo) impoverendo il pianeta, prosciugandolo di tutte le sue risorse naturali, inquinandolo e rendendolo un posto poco vivibile per tutti. E così, abbiamo cominciato a preoccuparci di risparmiare energia e di consumare meno. Oggi clienti, committenti, architetti e progettisti in genere si dovrebbero porre una nuova sfida: chiedere, ottenere e lavorare, per vivere in edifici salubri, visto che ormai le persone occidentali trascorrono circa il 90% del proprio tempo all’interno di un edificio, sia esso la propria casa, la scuola oppure un luogo di lavoro.
Perché buona parte degli edifici esistenti ospita e rilascia nell’ambiente sostanze inquinanti. E non stiamo parlando solo dei gas di combustione necessari per il riscaldamento. I veleni sono presenti anche nelle pareti e negli oggetti.

Infatti, oltre al così detto inquinamento outdoor, cui l’Unione Europea sta cercando di porre rimedi col pacchetto 2020, esiste anche un inquinamento indoor (degli ambienti interni) nelle abitazioni, negli uffici, nelle scuole, nei negozi e nei centri commerciali. E gli effetti di tale inquinamento si traducono nella così definita SBS, la Sick Building Syndrome, che “descrive i disturbi di salute riscontrati negli abitanti di taluni edifici. Non essendo riscontrabili malattie specifiche nei pazienti, tali disturbi appaiono collegati alla salubrità e al comfort degli edifici in questione”. Febbraio 1991, il periodico distribuito dall’EPA, Environmental Protection Agency, l’agenzia che svolge le funzioni di ministero dell’Ambiente federale, esordiva così definendo la Sick Building Syndrome, ovvero la Sindrome dell’edificio malato. Anche se in realtà ad essere malato non è l’edificio stesso, ma chi lo occupa.

Comunque, nel lungo articolo, l’EPA richiamava un rapporto dell’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) del 1984. In quel documento, l’OMS rilevava che il 30% dei fabbricati di nuova costruzione o sottoposti a recente ristrutturazione poteva essere oggetto di denuncia da parte degli occupanti per la pessima qualità dell’aria al loro interno (IAQ Indoor Air Quality). Successivamente l’articolo dell’EPA formulava la distinzione tra SBS e BRI. Agli americani piacciono sigle, abbreviazioni acronimi. SBS ovvero Sick Building Syndrome, mentre BRI sta per Building Related Illness, ovvero disturbi alla salute degli occupanti direttamente riconducibili alla cattiva qualità dell’aria dell’edificio in cui vivono o comunque trascorrono buona parte del loro tempo (luoghi di lavoro).

Come riconoscere la SBS, ovvero la Sindrome dell’edificio malato

Gli occupanti degli edifici “ammalorati” lamentano:

  • mal di testa, occhi irritati, infiammazione delle vie respiratorie (naso e gola) associata a secchezza delle stesse
  • tosse secca o grassa
  • vertigini
  • nausea
  • difficoltà di concentrazione
  • affaticamento immotivato
  • sensibilità agli odori

La causa dei sintomi non è riconducibile a nessuna malattia già classificata, in compenso gli occupanti dell’edificio vedono sparire tali sintomi subito dopo aver lasciato l’edificio.

La Sick Building Syndrome secondo il Ministero della Salute Italiano

Anche il Ministero della Salute Italiano, in un articolo del 16 dicembre 2015 pubblicato sul proprio sito definisce la Sindrome dell’edificio malato. Riassumendo in buona sostanza un articolo dall’EPA, il Ministero della Salute aggiunge che, sebbene i casi di SBS che si verificano in ambienti lavorativi, siano di modesta entità: “Possono avere un costo più elevato di alcune malattie gravi e a prognosi peggiore, a causa del significativo calo della produttività” ed evidenzia che: “In Italia già da molti anni sono riportati episodi significativi, ma non sono stati eseguiti studi epidemiologici su larga scala che abbiano interessato più edifici. Anche nell’esperienza italiana le alterazioni dei parametri ambientali, sebbene in alcuni casi significative, non sembrano da sole poter giustificare l’elevatissima prevalenza di una sintomatologia così complessa e strettamente correlata con la permanenza negli edifici studiati. Alcuni studi italiani hanno focalizzato l’attenzione sui costi, in termini puramente economici, di episodi di SBS, confermandone l’elevato impatto sociale”. Leggi tutto l’articolo del Ministero della Salute Italiano.

La nostra casa è malata? Scopriamolo insieme

Lavati sempre le mani prima di mangiare. Copriti, altrimenti prendi freddo. L’elenco delle raccomandazioni, che mamma ci ha sempre fatto, potrebbe continuare. Ma oggi non ci interessa sapere quanto lungo possa essere. Bensì, scopriremo che certe attenzioni dovremmo averle anche per casa nostra. Vi aiuteremo, infatti, a rispondere a questa domanda: abitate in una casa salubre?

Iniziamo da un’analisi visiva semplice, ma che andrà eseguita con molta attenzione, cercando ovunque, anche negli spazi più impensabili. Cosa cerchiamo? Le muffe. Controllate i muri esterni, le fondamenta, i sottotetti e l’attico, dovrebbero essere isolati e ben ventilati. Se alcuni di essi non lo sono, lì è facile che le muffe si possano formare. Assicuratevi che non vi sia terra o altro materiale, che possa portare l’umidità a diretto contatto con i muri della casa. Se c’è, in quella zona, all’interno o all’esterno, è facile si possano creare le muffe.
Bagno, cucina e lavanderia sono stanze molto soggette alla formazione di muffe, a causa dell’alta umidità. Vanno controllati umidificatori, condizionatori e il sistema di ventilazione meccanica, in particolare nelle bocchette esterne e nei filtri si possono formare muffe, così lungo le guarnizioni e le vaschette dell’acqua nei frigoriferi autosbrinanti.
Dietro ai mobili di casa, soprattutto dietro a quelli che non sono distanziati almeno di 5/10 centimetri dalle pareti su ogni lato, si possono formare muffe.

Passate ora ai mobili. Se non sono recenti, è molto probabile contengano formaldeide. Ampiamente utilizzata nella produzione di materiali per l’edilizia, mobili, prodotti per la pulizia, colle, vernici, disinfettanti, plastiche, coloranti, imballaggi, la formaldeide può essere presente anche nell’abbigliamento e nella tappezzeria, in quanto viene spesso utilizzata nei trattamenti di stampa dei tessuti. La formaldeide causa irritazione oculare, nasale e a carico della gola, starnuti, tosse, affaticamento ed eritema cutaneo. Nel 2004 la formaldeide è stata indicata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro tra i composti del gruppo 1: cancerogeni certi.

Dovrete poi controllare dove sono le prese d’aria della vostra casa. Se sono posizionate in prossimità di aree ad elevato inquinamento (es. vie ad alto traffico, parcheggio sotterraneo, autofficina), possono favorire l’ingresso in casa del benzene, che è notoriamente altamente inquinante.

E per finire, controllate i componenti dei prodotti che utilizzate per la pulizia della casa, perché spesso contengono agenti inquinanti. Ad esempio Propano, Butano, Esano e Limonene possono essere contenuti in detersivi, propellenti ad aerosol, refrigeranti, basi di profumi, aromatizzanti. Oppure gli idrocarburi alogenati come il Cloroformio o il Cloruro di metilene o il Pentaclorofenolo si trovano negli sgrassatori.

È giusto sapere che anche gli animali domestici contribuiscono a rendere insalubre la tua casa. Saliva, forfora e urina di cani, gatti e uccelli e degli scarafaggi, una volta essiccati e frammentati, rimangono sospesi in aria nella polvere. È importante quindi, quando si aspira, eliminare polveri e micropolveri in maniera ogni volta definitiva.

Anche abitare al piano terra o in un seminterrato aumenta il rischio di avere una casa insalubre. Infatti la tua abitazione potrebbe essere soggetta ad inquinamento da Radon. Ma per quest’ultimo l’analisi dovrebbe essere più approfondita.

Arrivati alla fine, probabilmente vi sarete resi conto che abbiamo superato qualsiasi mamma, nell’elenco delle raccomandazioni, ma è giusto prestare sempre attenzione ai luoghi chiusi in cui, nel mondo occidentale, secondo le correnti statistiche, trascorriamo il 90% della nostra vita.

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