I GENI DELLA LAMPADA

Mi piacciono molto le luci, per questo ne ho già parlato in due articoli: uno su come scegliere l’illuminazione per il bagno e l’altro con 5 soluzioni originali per illuminare gli ambienti. In attesa delle novità di EuroLuce, il Salone Internazionale dell’Illuminazione che si terrà in concomitanza con il Salone del Mobile di Milano, Anna Zelaschi, direttore di Arredamento.it, è nuovamente mia ospite per un bellissimo viaggio nella storia e nel mondo delle lampade di design.

ANNA ZELASCHI, DIRETTORE DI ARREDAMENTO.IT

Accendere le luci è il primo e più istintivo gesto che compiamo ogni qualvolta rientriamo in casa a fine giornata. Lo facciamo per creare un ambiente accogliente e per fruire agevolmente dello spazio dei nostri interni quando non vengono illuminati dalla luce naturale. Da sempre la luce influisce sullo stato d’animo e sulla qualità delle nostre vite. 

Il rapporto con la luce artificiale è dunque un elemento essenziale del progetto architettonico. Da quando, nel 1879, Edison rende la lampadina a filamento una realtà energetica inseribile negli interni. Non da subito, però, all’innovazione tecnologica corrispose un adeguamento formale capace di interpretare al meglio le potenzialità della scoperta. È nel 1900 che, negli esterni, la luce elettrica diviene, con la Torre Eiffel illuminata per l’Esposizione Universale, simbolo dell’era moderna. Alcuni anni dopo vengono introdotte sorgenti luminose sempre più potenti che necessitano di una protezione: solo allora l’oggetto lampada deve essere ripensato. La ricerca più feconda nel settore di quei tempi è legata all’industria bellica e alle richieste illuminotecniche degli ambienti di lavoro (officine, studi fotografici, laboratori). 

L’arte e il design quindi iniziano a guardare alla luce quale oggetto di sperimentazione in ambito progettuale. Le lampade si trasformano in una vera e propria categoria tipologica, che segna le tappe della storia del design.
Sono due gli apparecchi che rivoluzionano l’interpretazione della luce negli interni: la lampada da tavolo Original 1227 di Anglepoise, progettata da George Carwardine nel 1932, e divenuta fonte di ispirazione per una generazione intera di lampade a bracci snodabili, e la lampada Bauhaus firmata da Wagenfeld.  

Lampada Bauhaus

L’evoluzione progettuale dell’oggetto lampada

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grazie alla introduzione di nuovi materiali sintetici, la produzione di apparecchi illuminanti conosce una fioritura sorprendente. Risale al 1962 l’inizio della fruttuosa collaborazione di Achille & Pier Giacomo Castiglioni con Flos, per cui progettano le lampade da terra Arco e Toio, oggetti cult del design, connotati da una versatilità capace di imporsi nel tempo oltre le mode passeggere.

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Lampada da terra Toio

In questi anni il designer e scenografo giapponese Isamu Noguchi riscopre l’antica arte delle lampade in carta di riso e la declina nelle sue poetiche sculture di luce, di cui egli dice: “La luce di Akari è come la luce del sole filtrata attraverso la carta di shoji. La durezza dell’elettricità viene così trasformata attraverso la magia della carta, alla luce della nostra origine – il sole – così che il suo calore possa continuare a riempire le nostre stanze di notte”.

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Lampade Akari

Del 1965 è anche la lampada da tavolo o da terra a luce diffusa Pipistrello, progettata da Gae Aulenti per Martinelli Luce. Il movimento telescopico ne consente la regolazione dell’altezza. Particolarmente innovativa, per l’epoca, la tecnica di stampaggio del diffusore in metacrilato.

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Lampada da tavolo Pipistrello

Con gli anni Settanta conoscono ampia diffusione nuove sorgenti luminose: i neon, che catturano l’attenzione del mondo del design – ricordiamo le luci dai colori pop, grazie a neon rosa e neri di Ettore Sottsass per Alchymia – e le alogene, che dimostrano di avere un grande potenziale tecnico e di applicazione formale in ambito domestico. Grazie alla loro efficienza in termini di durata e dispersione, infatti, e dotate di una parte elettrica meno ingombrante, le alogene utilizzano energia a basso voltaggio, variata con un trasformatore da 12 o 34 volt. L’apparecchio può così essere elettrificato senza utilizzare filo elettrico nelle sue parti costitutive, che diventano conduttori. 

Esemplificativa ne è la lampada Tizio, progettata per Artemide nel 1972 dal designer Richard Sapper. Una lampada da scrivania a luce diretta e orientabile, costituita da una base poco ingombrante senza ancoraggio a morsetto, che ospita un trasformatore in grado di alimentare la lampadina tramite bottoni e bacchette, che sono al contempo conduttori e struttura dell’apparecchio illuminante. Nasce un’icona che connota l’estetica di ambienti di lavoro e appartamenti, almeno fino a quando, nel 1987, Michele de Lucchi con Giancarlo Fassina firmerà per Artemide la sua Tolomeo, nuovo best seller del brand. 

Altra virtuosistica applicazione delle potenzialità delle alogene è il sistema di luci a basso voltaggio Ya Ya Ho di Ingo Maurer, del 1984. Il designer tedesco si ispira alle ghirlande di fiori e carta delle feste popolari di Tahiti ed applica a due binari conduttori elementi a sorgente alogena dalle forme differenti, quasi come equilibristi sul filo di uno spettacolo circense.

Gli anni Novanta e le nuove sorgenti luminose

Gli anni Novanta sono segnati da una maggiore sensibilità verso l’ecosostenibilità e dall’attenzione al contenimento degli sprechi energetici e dei costi: vengono così introdotte nel campo illuminotecnico nuove sorgenti fluorescenti compatte, più efficienti delle vecchie lampadine a filamento, che disperdevano in calore il 90% dell’energia utilizzata. Ciò offre un nuovo impulso alla ricerca progettuale: non esiste uno stile che si imponga sugli altri, ma piuttosto una varietà di forme espressive, in cui tutto può essere elettrificato. Ne sono esempi le lampade Campari di Ingo Maurer e Milk Bottle di Droog Design.

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Lampade Campari
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Lampade Milk Bottle

Le aziende, in questi anni, iniziano a riproporre i loro best seller nelle versioni “maxi”: così di lampade da tavolo o da soffitto iconiche vengono create anche le versioni a terra, che offrono una nuova e inconsueta visione dello spazio. Tolomeo XXL di Artemide è in scala 4:1, con un’altezza massima di 262 cm.

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Lampada Tolomeo XXL

Anglepoise ripropone la lampada Original 1227 nella versione Giant 1227, con dimensioni triplicate. Della Romeo Moon di Flos esiste la versione da tavolo e quella da terra, alta 160 cm, firmate entrambe da Philippe Starck.

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Lampade Romeo Moon

L’illuminazione, oggi

La più recente frontiera della tecnologia, che ha dischiuso nuove possibilità interpretative al lighting design, è stata quella dei Led. Iniziata quale esigenza energetica, la rivoluzione portata dai Led, che pareva votata ad appiattire la forma e l’estetica, ha invece aperto nuovamente nuove frontiere alla progettualità contemporanea, favorendo l’incontro fra tecnologia e stile. Ne sono nate proposte che consentono di interpretare in modo inedito gli interni domestici. Ecco dunque  la lampada a sospensione Caboche di Foscarini, disegnata da Patricia Urquiola e Eliana Gerotto, che muta la luce in una scintillante composizione di sfere trasparenti, o Superloon, firmata da Jasper Morrison per Flos: una lampada da terra con disco orientabile, che consente di regolare la temperatura del colore e l’intensità della della luce.

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Lampada a sospensione Caboche
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Lampada da terra Superloon

Oggetto iconico, capace di soprendere, emozionare, fare sognare: una lampada di design si compra una volta e si ama per tutta la vita! 

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